giovedì , 24 aprile 2014
ULTIMISSIME
Home » NEWS INTER » Lettera del tifoso – Regole o delirio: calcio a rischio collasso!

Lettera del tifoso – Regole o delirio: calcio a rischio collasso!

Lucas è del PSG, che oggi così come ci pensa lo prende, sbaragliando tutta la concorrenza semplicemente mettendo sul piatto una cifra stratosferica per un ventenne: 45 milioni di euro, più megaingaggio.

Mesi e mesi di viaggi e di lavoro per la costruzione di un rapporto professionale e umano, per mettere il giocatore al centro di un nuovo progetto di squadra, ma con un occhio anche al bilancio, da parte della dirigenza Inter, dall’allenatore agli uomini mercato, con una passione che andava dal presidente ai tifosi, vanificati in un attimo da qualcuno che di queste cose non sa nulla, ma ne ha più di zio paperone. E non importa se non si sa nemmeno bene dove e con chi giocherà Lucas, perché più di 11 figurine non si possono mettere in campo, e almeno il portiere devi averlo. Anche in un campionato di secondo livello come la Ligue 1, dove il nostro potrebbe pure avere poche chances di mettersi in mostra per il prossimo Mondiale in casa.

È qui che mi convinco che c’è un problema serio di chiarezza di informazione, specie tra i tifosi, ma a quanto pare (o è solo orecchio da mercante?) anche tra alcuni dirigenti. Perché da quello che mi risulta tra un anno entrerà in vigore in Europa il FPF. Ma magari sono io che non so che nemmeno troppo sotto c’è già pronto qualcosa, in stile molto italiano “fatta la legge trovato l’inganno”, che potrà far sistemare aumma aumma tutto quanto? Mah… Intanto Platini (donchisciotte?) poco tempo fa ha testualmente affermato che non perché è francese che farà sconti (al PSG intendeva, e a chi se no?).

Perché il famoso-famigerato Financial Fair Play, tutta la faccenda coi suoi numeri, anche se poi eventualmente ammorbidita al momento dell’implementazione, non è esattamente uno scherzo. Ed è questo il punto: oppure come sostiene qualcuno sì? Che finirà in una bolla di sapone? Certo fino all’anno scorso, dove chi poteva si è giocato quasi tutto sul presente che nel doman non v’è certezza, soprattutto coi tempi che corrono, anche io venivo preso da questo sospetto. Ma oggi per me non sarà così (più avanti spiego il semplice motivo della mia opinione). Comunque le cose dovrebbero stare in questi termini: dal 2013 al 2015 le società calcistiche che fanno riferimento all’UEFA (le società professionistiche europee) non potranno avere un passivo di bilancio annuale di oltre i 45 mln di euro. Nel triennio successivo di 30 mln. Poi dovranno presentare almeno un pareggio. Non solo le stesse proprietà non potranno più ripianare i bilanci con ricapitalizzazioni più o meno imponenti, cioè col mecenatismo come hanno sempre fatto fino ad ora, ma non si potrà nemmeno fare tramite la vecchia solita scorciatoia, specie di chi sta alla frutta, cioè prestiti o appoggi bancari (o cose del genere).

Invece, stadi nuovi e investimenti per i settori giovanili non saranno conteggiati come spese in quanto volani del movimento calcio. Insomma per il resto quello che spendi te lo devi guadagnare, in tutti i modi possibili e immaginabili in cui una società di calcio lo può fare. E lo può fare eccome, poche ma buone all’estero già si muovono molto bene in questa direzione, e nonostante la crisi, per alcune ora pure parecchio di più di quanto non facesse prima. Quindi oltre all’inevitabile contenimento delle folli spese, proprio su questo si bada il FPF, di essere da incentivo per migliorare molte lacune di tutto il movimento calcio, non certo per andare in recessione.

Ma torniamo ai nostri eroi. Nel frattempo il PSG avrà messo in passivo, insieme tra cartellini e salari degli innumerevoli faraonici nuovi acquisti, solo in due anni, svariate centinaia di milioni di euro (!), mentre forse Abramovic e l’Anzhi (o almeno ci prova) ancora po’ spendono e spandono, invece le altre big in questa sessione di mercato sono finora molto più calme e caute del solito, tanto che anche il City parrebbe almeno solo pensarci su, e infatti ad oggi non ha ancora preso nessuno (!). Per il Milan basterebbero a parlare gli ultimi stupefacenti movimenti ma le parole chiare e tonde del suo presidente hanno chiarito l’evidente. L’Inter da un paio d’anni almeno è molto parca e quest’anno ha addirittura attaccato la falciatrice per il monte stipendi (più dell’80% delle uscite di una società di calcio).

Volete vedere che nonostante qualche inevitabile proroga-rateizzazione e aiutini vari, ci sarà qualche società anche grossa che rischierà sanzioni molto pesanti, non monetarie, financo di essere temporaneamente fuori da iniziative e tornei UEFA, e cose simili e limitrofe, con tutto quello che ne consegue per una società? …a meno che, per esempio… il PSG! non pensi che anche la raccolta del Louvre, come quella della rosa della prima squadra, sia tutta roba loro, e vedendola farebbero quadrare i conti…

In questi ultimi due-tre anni abbiamo visto le vergogne del Calcioscommesse contaminare nuovamente, ma in una dimensione sinceramente choccante il sistema calcio italiano. Però a differenza dei più di dieci anni di indisturbata attività della cupola del calcio-mafia prima di Calciopoli, stavolta non è passato molto tempo che li hanno beccati quasi tutti. E pare, a differenza di quello che continuano sostenere e volere i soliti maneggioni senza vergogna e i loro lacchè della stampa, le condanne che scatteranno potrebbero, al contrario degli attesi ridicoli patteggiamenti quasi autogestiti, essere piuttosto pesantucce.

Ebbene proprio quest’anno, assistiamo a un calciomercato dei talenti più importanti, che già è un po’ assurdo per sua natura, trasformato nella sua stessa parodia, l’indiscriminata caccia alle figurine d’oro massiccio, ovviamente incontrastata da qualsiasi considerazione di ordine logico e tattico, proprio perché scaturisce dal delirio di onnipotenza della proprietà del PSG. Che è riuscita (e a cui il sistema ancora permette) persino a superare le follie di calibri de tipo di Abramovic e Mansour.

Invece, ho come l’impressione, sostenuta anche da una certa dose di speranza, che dall’anno prossimo assisteremo all’inizio di una piccola-grande rivoluzione. Metterla in pratica come sempre troverà nello choc e confusione iniziale ampie resistenze e incomprensioni, che anche questo ultimo caso emblematico spero aiuti a superare, perché ci sarà bisogno del sostegno di tutti, a partire dalla aperta fiducia degli stessi tifosi. Cosicché, visto che era stato avvisato da un pezzo ma ha sperato di farla franca o di giocarsi tutto e subito, ancora qualcuno verrà beccato e punito. Pur con tutti gli arrangiamenti possibili per non rischiare di far chiudere bottega a un pò troppe delle botteghe più famose, nel baraccone calcio attuale, i peggio ci finiranno sotto e gli altri dovranno darsi in fretta e e dolorosamente una regolata.

Ma perché dovrebbe accadere invece di restare tutto così com’è? Perché a chi conviene? Nemmeno alle élite. Semplicemente nel breve periodo impedisce a troppi grandi storici club e interessi calcistici di lavorare bene, con un intenso lavoro professionistico che necessita preparazione e talento, mentre pochi altri sanno solo spendere fortune sparigliando tutto il mazzo e basta. E nel medio-lungo addirittura di mettere a rischio talmente alla radice il funzionamento del sistema sportivo calcistico che si fonda da sempre sulla possibilità competitiva di tutti, ovviamente a scalare obiettivi, e di creare spettacolo e attese tramite questa. Molto anche attraverso il mercato dei giocatori e il continuo inserimento di nuovi talenti nelle squadre. E non è che le società medio piccole ne saranno tagliate fuori perché certi nomi e numeri non le riguardano, perché tutte sono ormai legate insieme da tempo a doppio filo le une con le altre. Il caso Destro è solo un esempio di calciomercato, ma c’è molto di più..

Io credo che se non è oggi sarà domani, ma il FPF finirà in un nulla, perché non ci sono più alternative, men che meno nel mecenatismo ormai sempre più squilibrato e di pochissimi. Ancor di più all’interno di un sistema socio-economico in cui la crisi sembra ben lungi dall’essere superata, e anche quella quando lo sarà, per molti versi non si tornerà certo più indietro. Tanto per cominciare o regole pur inizialmente moderate ma inflessibile applicazione della giustizia. O il rischio di vedere il gioco più bello (e seguito) del mondo diventare il più ridicolo e assurdo, e incontrare comunque molti problemi e crisi senza però sbocco alcuno.

Già il decennio di Calciopoli in Italia stava rendendolo uno schifo, oggi che il movimento si è globalizzato dallo schifo si può passare al disastro. Basta guardare l’economia di molti paesi anche blasonati per capire quanto sia facile che antiche istituzioni che li fondano rischino una crisi da collasso in tempi più brevi di quanto ci si potesse immaginare.

Quindi attenzione. Tutti, proprio tutti quanti, a pensare immaginare volere e fare condizionando o progettando, il calcio del domani. Ma soprattutto attenzione a Parigi, dove oggi festeggiano con una scorpacciata, ma domani rischiano di trovarsela indigesta, con la festa che quindi durerà molto, molto poco. Specie se per farla non rispettano niente e nessuno e così fanno incazzare tutti quanti. Che non è che se la prendono perché non sono abituati a battersi con gli avversari, anzi, ma perché questi 4 gatti giocano sporco e male e rischiano di attirane altri e di stabilire l’andazzo generale. Che, secondo voi, e parliamo di parecchie big centenarie e blasonate, se ne staranno lì buone e zitte a subire sto pessimo (oltre che umiliante) spettacolo? Vedremo se ognuno penserà sempre e solo esclusivamente competitivamente per salvare il proprio orticello e gli altri che vadano pure in malora, o come in altre organizzazioni sportive federali, come in America hanno deciso insieme di darsi delle regole economico finanziarie supplementari necessarie ai nuovi mutamenti per il bene dello sport dello spettacolo e dei ricavi di tutti.

Del resto il gioco stesso si fonda su delle regole del tutto inventate a piacere ma condivise e rispettate a prescindere dalle sanzioni, che ci vogliono, ma non come necessità intrinseca come nella legge, ma solo come richiamo ad un ordine che prima di tutto nasce da una scelta del principio del piacere, non del dovere. La regola è molto diversa dalla legge. Se in un gioco violi una regola non solo porti un danno ad un altro partecipante, ma soprattutto al gioco stesso che senza quelle non esisterebbe nemmeno.

Ma, soprattutto, se reiteri senza essere sanzionato e al limite fermato, finisci per parteciparvi ma come da esterno e minarlo nella sua esistenza come tale. La stessa mentalità che guida il gioco sul campo deve farlo anche fuori, viceversa della bellezza armonica del gioco non resta che un vuoto e caotico agitarsi.

Andrea Zaccaria

di Redazione


Articolo letto 458 volte.

About Redazione

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*


8 + tre =

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>